La “mania” del ghiaccio

Il nostro incontro mensile si è svolto in Sicilia, nella multiforme Catania dove, dopo la conferenza sui meravigliosi vini dell’Etna e il pranzo di rito, il nostro Thomas Harrison un caro amico, scrittore, studioso ed eccentrico quanto basta, ci ha portato a una squisita degustazione di sorbetti e granite allo storico Caffè Europa.

Mentre assaggiavamo la celebre granita al pistacchio, Thomas ha sorriso dicendo:

“Chi si occupa di ristorazione o di hotelerie sa bene che agli americani non può mancare una cosa. Il ghiaccio. In alcuni alberghi di importanti catene americane ogni camera ha la sua macchina del ghiaccio ma anche in posti meno lussuosi si troverà una macchina del ghiaccio in ogni corridoio.
Ma perché questa mania? E da quanto tempo l’umanità usa il ghiaccio ?

La risposta è sorprendente basti pensare che nel IV secolo a.C. l’impero persiano costruiva edifici imponenti chiamati yakhchāl. Queste strutture erano magazzini per il ghiaccio che veniva trasportato dal montagne vicine durante l’inverno e con tecniche murarie e costruttive dell’edificio il ghiaccio riusciva a restare tale per tutta l’estate. Il materiale per costruire era un impasto cementizio, dove veniva utilizzata paglia, lana e altri materiali isolanti. Le strutture erano molto grandi parzialmente interrate ma dotate di cupole alte fino a 20 metri che riuscivano a incanalare il vento e a contribuire a mantenere freddo l’ambiente interno.
Il ghiaccio veniva utilizzato per preparare anche i famosi sorbetti Faludeh che sono composti da vermicelli di riso, sciroppo semi ghiacciato, succo di limone, acqua di rose e pistacchi.

Possiamo immaginare quindi qualche principessa persiana che qualche secolo prima di Cristo in una assolatissima estate iraniana contemplando il tramonto potesse gustare un ricchissimo sorbetto ghiacciato nella torrida sera.

La richiesta di ghiaccio soprattutto nelle regioni o stagioni calde adesso sembra normale ma non lo è stato per moltissimo tempo dovremmo aspettare l’inizio del XIX secolo, quando Frederic Tudor, noto come “il re del ghiaccio”, iniziò a spedire ghiaccio tagliato dai laghi del New England verso i porti dei Caraibi, dell’Europa e persino dell’India e di Hong Kong. Tudor riuscì a capire che il ghiaccio dei laghi e lo scarto di segherie delle industrie del legno intorno a Boston potevano essere uniti per creare un commercio molto particolare. Fece creare delle strutture nelle navi in modo che la segatura potesse essere utilizzata per sigillare termicamente il ghiaccio per farlo durare settimane se non mesi.

Nel corso degli anni in molti si affiancarono a Tudor attirati dagli enormi ricavi che si potevano ottenere. Chi aveva a che fare con questo mercato era una persona facoltosa e i clienti che abitavano in zone calde erano disposti a pagare molto per avere del ghiaccio da utilizzare per mantenere il cibo più a lungo, ma anche da esibire: tintinnare ghiaccio nella propria bibita era affare da ricchi.

Con il tempo, divenne un bene di consumo quotidiano, perdendo il suo status di lusso ma mantenendo il suo ruolo essenziale nella vita quotidiana americana. La “mania del ghiaccio” si è trasformata in una necessità, con il ghiaccio che continua a essere utilizzato per rinfrescare bevande e conservare alimenti, incarnando un antico ricordo di prezioso status symbol sociale che persiste nella cultura americana.”

Quella sera Thomas Harrison è stato nominato Ghiotto Onorario.

L’immagine in copertina è di Eva Naccari