Bandita la carne!

La Pasqua è vicinissima, vi lasciamo un paio di ricette da non fare.

La carne è sempre stata considerata un cibo che dà forza, energia e che riscalda il sangue e quindi mangiare carne era simbolo di virilità e di potere, perché infondendo forza fisica era cibo necessario per essere un buon guerriero e di conseguenza anche un capo dalla vittoria certa.

Nella religione cristiana astenersi dal mangiar carne, in qualche modo, rispettava l’allontanamento dalla vita legata ai piaceri, agli stimoli e alla passione dei sensi. Evitare un nutrimento che riscaldava il sangue rinsaldava il rapporto con Dio nella purificazione dai peccati commessi, primo fra tutti il peccato originale. Il dialogo con Dio era basato su una scelta personale dettata da alcune regole necessarie a mantenersi sulla via religiosa. Così “l’obiettivo della castità, per esempio, che per i monaci è una regola di vita, sarà meglio perseguito selezionando gli alimenti in base alla loro qualità: quelli di natura “calda” e “umida” che favoriscono le pulsioni sessuali, saranno da evitare, mentre si preferiranno alimenti “freddi” e “secchi” che contribuiscono a frenarle”. (Massimo Montanari, Mangiare da cristiani,…)
Quindi il cibo può essere pericoloso e contrastare l’innalzamento dello spirito verso Dio perchè può deviare l’ascolto, ha il potere di soddisfare così lautamente il corpo da far dimenticare l’obiettivo spirituale. Le limitazioni religiose sul cibo erano dunque necessarie per costruire un percorso di penitenza che mira a non dimenticare Dio e venivano stabilite con una scadenza fissa.

La quaresima di Pasqua conta 40 giorni di astensione dalla carne e da tutti i derivati animali, uova, latte, salumi, formaggi. Comincia dal mercoledì delle ceneri fino alla domenica di Pasqua, giorno della resurrezione di Gesù. Ma non basta. Vi erano giorni della settimana dedicati alle limitazioni alimentari, chiamati anch’essi “giorni di quaresima”: il venerdì in cui si mangiava il pesce; il mercoledì e il sabato, giorni di “quaresima leggera” in cui l’astensione era meno severa e si poteva mangiare la carne di selvaggina.

Ma cosa si mangiava durante questi periodi? Mangiar di magro non significava obbligatoriamente mangiar poco. In tempo di Quaresima nel 1536 il cardinale Campeggi, per onorare la visita illustre di sua maestà l’Imperatore Carlo V, fece preparare a Bartolomeo Scappi un pranzo passato alla storia, in cui furono servite 196 pietanze tutte rigorosamente senza carne, secondo le limitazioni dettate dalla regola religiosa.

Vi lasciamo con una ricetta molto semplice di Maestro Martino da Como, dal suo Libro de cosina (XVI secolo):

Per fare frictelle de fior de sambuco.
Piglia dell’amandole et pistale bene, overo di pignoli se più ti piacene, et passa le ditte amandole o pignoli per la stamegna con un poca de acqua rosata o con brodo di piselli; et poi habi un poco di bon lievito ben biancho et di fiori di sambuco como ti pare, et con un poco di fiore di farina mescolarai tutte queste cose inseme. Et nota che tal compositione vole essere apparecchiata la sera per la matina perché vengano le frittelle più spognose; et la matina gli agiognerai un poco di zuccaro, facendole in qualunqua forma ti piace, o tonde o altramente; et frigile in bono olio.

per fare frittelle di fiori di sambuco
prendi delle mandorle e pestale bene, o dei pinoli se preferisci, e passa le dette mandorle nel setaccio con un po’ di acqua rosata o con del brodo di piselli; e poi prendi del lievito e quanti fiori di sambuco vuoi e con un po’ di farina mescolerai tutto insieme. Prepara tutto la sera prima per fare le frittelle più spugnose e la mattina aggiungerai un po’ di zucchero dando la forma che preferisci e le friggerai nell’olio.

Per chi non lo sapesse Maestro Martino coniò molti neologismi che oggi usiamo quotidianamente uno di questi è polpetta.

Per approfondire con gusto: Massimo Montanari, Mangiare da cristiani, Rizzoli, 2015