Nulla va sprecato
Durante i grassi banchetti medievali e rinascimentali, in cui si perdevano il conto delle portate e la nozione del tempo, la quantità di cibo era eccessiva e così esagerata da superare ogni limite di sazietà e non si fa fatica a credere che fosse impossibile persino assaggiare tutte le pietanze che comparivano sulla tavola. Molti piatti tornavano nelle cucine appena sbocconcellati se non addirittura intonsi.
E cosa se ne facevano del cibo avanzato? Al contrario da quel che si pensa nel Medioevo la upperclass era ostentata ma non di certo sprecona, infatti era abitudine comune riciclare gli avanzi condividendoli con il popolino o riutilizzare il cibo non consumato reinventando un piatto per evitare che gli ingredienti di cui era composto andassero a male e, senza andare troppo lontano nel tempo, l’abitudine proliferava anche all’epoca delle nostre nonne che grattugiavano il pane raffermo per impanare e friggere, lo ammollavano nel latte per farne la base di un dolce o lo facevano diventare il pasto degli animali domestici che scorazzavano per casa.
Citando un aneddoto di Massimo Montanari ecco un esempio: “A Parigi, durante la monarchia assoluta, c’era un’enorme produzione di cibo, ma quello che avanzava non veniva buttato. Esisteva una vera e propria economia del recupero con ufficiali appositi che ridistribuivano in città gli avanzi della corte. Certo, si può discutere sulle diverse situazioni: su chi mangiava cibo fresco e su chi, invece, riceveva roba meno fresca, quando non deteriorata, ma non esiste nulla che ci possa far pensare a uno spreco. C’era, inoltre, l’idea, da parte del re o del principe, che quanto più uno dona o regala più dà un’immagine del suo potere”.
Il sistema anti-spreco, l’economia del recupero, faceva parte di un sentire comune che coinvolgeva ogni oggetto di consumo, ogni cosa veniva ricucita, aggiustata, riparata e riutilizzata. Il cibo aveva solo bisogno di un pizzico di inventiva in più e quella di certo non mancava.
Esemplare è il volume L’arte di riutilizzare gli avanzi della mensa di Olindo Guerrini (1845-1916) ironico e irriverente autore che pubblicò alcuni testi provocatori che rievocavano le ragioni dell’ideologia socialista e alcuni componimenti satirico-burleschi, utilizzando pseudonimi ormai noti come quelli di Lorenzo Stecchetti e Argìa Sbolenfi.
Uomo dal carattere polivalente e dai molteplici interessi, dopo la bicicletta e la fotografia, si avvicinò alla cucina e soprattutto alle ricette di casa, come testimonia l’intensa corrispondenza con Pellegrino Artusi. Infatti la cucina povera, fatta da materie prime di facile reperimento e spesso poco pregiate, nascondeva il segreto della riconversione degli avanzi in pietanze gourmet perché scrive il Guerrini “l’arte della cucina è conservatrice e passatista… e avendo scritto in vita assai cose inutili ed insulse, voglio finire con un libro serio, o almeno capace di procurarmi qualche gratitudine dalle cuoche, quando sarò dove gli avanzi non si ricucinano più.” Il volume uscì postumo, nel 1918 edito da Formiggini.
Un ricettario costituito da piatti fatti con gli avanzi della tavola e della cucina, 800 ricette che hanno come risultato nuove pietanze, dalle polpette al ragù, ai risotti, alle frittate, ai pasticci, ai dolci. Piatti reinventati come si diceva, gustosissimi, e che spesso erano la commistione tra curiosi ingredienti la cui base principale era comunque il pane e di ricette solo con il pane ce ne sono moltissime: pancotto, panunto, pangrattato, minestra d’ova e pane, crostini, sandwich, panini ripieni, panata, pane ripieno, budino di mollica di pane, ecc.
Tra queste con il pane una su tutte: Pane, panettone e focaccia fritti
Tagliate a fette non troppo sottili, avanzi di pane raffermo, di panettone ecc. e rammollitele in latte ed uovo frullato, ma non tanto perchè non si spappolino. Involgetele nell’uovo sbattuto, indi nel pangrattato e friggete, servendole polverizzate di zucchero a velo. Potete prima bagnarle in qualche liquore. Tagliandole invece in fétte più sottili, potete sovrapporle l’una all’altra, interponendo uno strato di, marmellata, conserve, crema, ecc. e friggendole involte in una pastella dolce ed aromatizzata.E poi ancora piatti con gli avanzi delle minestre, del manzo, del pollo come questi Sformatini
Tritate della carne di pollo lesso o arrosto e passatela per istaccio. Pestatela quindi nel mortaio aggiungendovi qualche goccia di gelatina sciolta e tre o quattro rossi d’novo assodati per ogni 500 gr. di carne e un palio di cucchiai di capperi tritati minutamente. Quando il composto è ridotto a poltiglia, aggiungetevi un quinto del suo peso di burro ben tramenato e qualche cucchiaio a goccia a goccia di gelatina sciolta. Empite con questo composto dei piccoli stampini, unti dentro con olio di mandorle e collocateli sul ghiaccio, Sformateli poi sopra un piatto con una salvietta sotto e contornateli di gelatina a pezzetti.
Provare per credere.

