Forlanini e il menu del dirigibile
Inauguriamo un nuovo tema, quello dei menu quali importanti testimonianze storiche, imprescindibili documenti che fotografano un avvenimento particolare, dai quali si possono dedurre usi, modi e mode culinarie che accompagnano un determinato periodo storico.
A prendersi cura di questo tema con grande competenza si è unito a noi Roberto Liberi, appassionato collezionista e membro di Menu Associati.
Cominciamo.
Questo menu del 16 gennaio 1910 ricorda i festeggiamenti tributati dagli abitanti di Crescenzago, oggi quartiere nell’area nord-orientale di Milano, all’ing. Enrico Forlanini e ai “suoi valorosi collaboratori in occasione del loro trionfo sull’aria col Leonardo da Vinci”.
Enrico Forlanini è stato un inventore e un pioniere dell’aviazione e le immagini del menu si riferiscono a due dei suoi più importanti successi. Vediamo in basso il disegno dell’apparecchio sperimentale, che si può considerare precursore degli attuali elicotteri, che nell’estate 1877, in una dimostrazione nei Giardini Pubblici di Milano, si era alzato a 13 metri d’altezza rimanendo in volo per una ventina di secondi prima di planare dolcemente. Detta così non sembra gran cosa ma l’importanza dell’evento è dovuta al fatto che questo prototipo è stata la prima macchina “più pesante dell’aria” in grado di volare.

All’inizio del secolo scorso Forlanini rivolge invece la sua attenzione ai dirigibili e la sua prima creazione è proprio l’F1, che chiama Leonardo da Vinci in omaggio agli studi da lui fatti sul volo umano. Il volo inaugurale avviene il 22 luglio 1909.
Sul Corriere della Sera del 17 gennaio 1910 leggiamo:
“ Il primo esperimento del dirigibile Leonardo da Vinci al Trotter di Milano a pieno beneficio del Natale della Stampa ha avuto luogo domenica scorsa di gennaio. La giornata splendida, quasi primaverile, un cielo sgombro di nuvole e puro di nebbie favorì lo spettacolo magnifico richiamando al lontano ippodromo di Turro Milanese, alle porte della città, una folla immensa. Le lunghe file delle automobili, delle carrozze e dei veicoli d’ogni specie — per l’occasione fecero un’uscita anche dei vecchi omnibus sgangherati — ostacolarono per tutto il pomeriggio il transito nei quartieri di porta Venezia. Tutta la popolazione, approfittando del solatio pomeriggio festivo, s’era dato convegno al Trotter per ammirare l’aeroplano milanese del simpatico ing. Forlanini, divenuto in poche settimane popolarissimo. Alle 15 il Leonardo da Vinci fa puntualmente capolino sul cielo di Crescenzago, mentre dalle finestre, dai tetti e dalle cime nude dei pioppi, il popolo segue con meraviglia la sua placida avanzata nell’aria serena. Il pubblico che lo attende fremente al Trotter cessa d’interessarsi alle gare di foot-ball; la terra è dimenticata, quasi sprezzata; tutti i nasi si voltano in su mentre il dirigibile argenteo percosso dai raggi del sole s’inoltra silenzioso e grandeggia sempre più e appare finalmente sopra il campo. Allora scoppia un applauso immenso, fragoroso. un clamore di migliaia di voci. È un momento di grandissimo entusiasmo. Su questa enorme distesa di gente si agitano migliaia di fazzoletti, di cappelli, si protendono le braccia in atto di saluto. Le bande intonano la marcia reale. E il dirigibile calmo, sereno, magnifico, segna un giro sopra l’Ippodromo. Poi, da bordo, sventola una bandiera bianca. È il segno della discesa.
Da terra gli operai, che sono accorsi in automobile da Crescenzago dopo l’ascesa del Leonardo, con l’ingegner Albertario, rispondono con un’altra bandiera bianca per dire che son pronti. E cominciano le manovre per l’atterramento, che il pubblico segue con un interessamento vivissimo. A un tratto la guiderope si snoda dal dirigibile rotolando a terra. Gli operai si aggrappano alla grossa corda e la grande nave aerea comincia ad abbassarsi lentamente. Ma improvvisamente essa oscilla verso la parte della tribuna d’onore. L’anima del pubblico sembra sospesa, nell’ansia del momento. Viene data la marcia-indietro; gli operai si affannano a tirare il cavo, e infatti il dirigibile si sposta.
Ecco che adesso incontra degli altri ostacoli. Troppo ristretto è il campo per un colosso di quel genere. Il dirigibile si libra, sempre in manovra di discesa, sopra la cabina dei cronometristi e sopra due automobili ferme sul campo. E’ un momento di grande emozione. La enorme massa scende sempre, velocemente ormai. Un urto sembra inevitabile. Dalla folla si levano piccoli gridi di spavento. Ancora un metro e il dirigibile andrà a battere contro la cabina. Ma una manovra incredibile lo salva, lo fa sgusciar fuori, in avanti. Mezzo minuto dopo il dirigibile è atterrato felicemente.
Allora dalla folla immensa si leva un clamore favoloso. L’entusiasmo, trattenuto dall’ansia, esplode con un fragore impressionante.
Intanto l’ingegnere Forlanini discende dalla cabina, e balza a terra. Suo figlio, il professor Forlanini suo fratello, le signore di sua famiglia gli si fanno attorno commossi, lo abbracciano, mentre intorno echeggiano gli evviva. E subito uno stuolo lo circonda. Accorrono i cinematografisti coi loro apparecchi. Uno grida, girando la manovella: Viva Forlanini!”
La descrizione dell’avvenimento prosegue comprendendo anche il banchetto relativo al nostro menu:
“I festeggiati e le autorità s’incamminano verso l’asilo ov’è imbandito il banchetto offerto dai cittadini di Crescenzago. Al banchetto partecipano cento persone circa. L’ing. Forlanini siede tra il sindaco di Milano e il prefetto. Alla stessa tavola d’onore prendono posto pure il capitano Dal Fabbro, l’ing. Albertario e il meccanico Malaspina. Intorno siedono parenti, amici del Forlanini e notabilità del paese. Ogni portata solleva applausi, perché è un’allusione al dirigibile, quando non regge addirittura dei palloncini. Sorbito il gelato gli ammiratori perseguitano Forlanini facendogli firmare i menu, anche questi fregiati dal dirigibile che vola su Milano.”
Venendo al lato gastronomico la lista, con denominazioni in gran parte di fantasia con riferimento all’avvenimento, prevede un potage (Consommé alla dirigibile) seguito da una portata di pesce (Trota alla vittoria) e da due entrées (Lombata di vitello alla Leonardo e Costolette di pollo alla bella vista), un piatto di legumi (Fondo di carciofi all’italiana), due arrosti (Faraona arrosto e Controfiletto all’inglese) ovviamente accompagnati con insalata di stagione, e si chiude con un dolce (Palloni alla Polo Nord – ed è qui che ci immaginiamo i palloncini descritti dal giornalista), frutta e caffè. I vini prescelti sono: Bianco Soave, Chianti vecchio, Barolo del 1903 e per chiudere champagne e liquori.
Bon appétit!


