Menu, transatlantici e ricettari di marina

Mentre lavoravo sulla cucina della prima metà del secolo scorso nei transatlantici italiani, mi è venuta la curiosità di confrontare i piatti che incontravo con maggior frequenza con quelli descritti, tanto per rimanere in argomento marinaro, nel coevo ricettario della scuola dei cuochi della Regia Marina, scuola che si trovava a La Spezia nell’ambito delle Scuole CREM (Corpo Regi Equipaggi Marittimi).

Anche se lo scenario (la nave e il mare) è lo stesso, le due cucine sono sostanzialmente diverse; da una parte il “cliente” è il viaggiatore che imbarca per lavoro o per svago su una nave dalla quale si aspetta tutte le comodità e le attenzioni possibili (teniamo presente che i menu che ci rimangono sono essenzialmente quelli della prima e della seconda classe, è molto raro imbattersi nel menu degli emigranti, che nella maggior parte dei casi non venivano neanche stampati ), dall’altra è l’equipaggio di una nave militare per il quale la mensa di bordo rappresenta la quotidianità, con piatti quindi poco sofisticati e meno elaborati.

Gioca invece a favore del confronto il fatto che il periodo storico sia lo stesso, il che comporta abitudini e gusti similari, e un aspetto per così dire “logistico”, legato all’approvvigionamento e alla conservazione dei cibi ed anche, in qualche modo, all’ambiente di cucina che, sia pure con dimensioni fisiche decisamente diverse a favore delle navi passeggeri, è soggetto in entrambi i casi all’umore di Nettuno con conseguenze, in caso di mare agitato, che possono influenzare in qualche modo la scelta del menu.

E qualche affinità in effetti l’ho trovata.

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