Il tartufo, stilnovesco desiderio

Il Canzoniere, celebre opera di Francesco Petrarca (1304-1374), raccoglie e custodisce l’amore nella sua forma più struggente, quello non corrisposto. Laura non è più solo la donna angelicata del Dolce Stil Novo, ma diventa un simbolo antinomico, che incarna l’amore e il desiderio, causando un dissidio interiore nel poeta e la sua tensione verso una dimensione spirituale. Laura è musa ispiratrice e causa di dolore, intimamente connessa alla natura. Nel nono sonetto del Canzoniere, infatti, Petrarca descrive l’arrivo della primavera: il sole risveglia la natura e porta il soffio vitale non solo in superficie, ma anche sotto la terra. A questa rinascita, il poeta associa la presenza di Laura, dal cui sguardo si diffondono raggi capaci di generare pensieri d’amore nel cuore del poeta. E proprio in questo sonetto il poeta cita il tartufo:

E non pur quel che s’apre a noi di fore
le rive e i colli di fioretti adorna
ma dentro, dove giammai non s’aggiorna
gravida fa di sé il terrestre umore; onde tal frutto e simile si colga…

Nel Canzoniere, Francesco Petrarca esprime il paradigma del desiderio irraggiungibile: l’amore per Laura, la tensione verso la gloria poetica, la ricerca della salvezza spirituale. Tutti beni preziosi, difficili da raggiungere e impossibili da possedere pienamente. Non è azzardato, allora, stabilire un parallelo con il tartufo, cibo raro e ricercatissimo, che si ottiene solo con pazienza, grazie all’aiuto del cane o del maiale. La ricerca del tartufo, così come la tensione petrarchesca, è un’attesa, che spesso non si risolve.

Il tartufo riflette anche il tema della caducità. Petrarca riflette sulla vanità dei beni terreni, sulla fugacità della bellezza e dei piaceri. Anche il tartufo, pur riconosciuto come un’eccellenza gastronomica, non sfugge al destino dell’effimero: sprigiona un profumo intenso, ma destinato a svanire rapidamente, come un amore terreno o una gloria poetica.

Così, tra letteratura e gastronomia, il tartufo potrebbe essere una metafora della condizione petrarchesca: il desiderio e la ricerca di qualcosa che si cela.

Con ogni probabilità Petrarca venne a conoscenza del tartufo durante il suo soggiorno nelle terre parmensi, ospite di Azzo da Correggio (1303-1362), signore di Parma. Il tartufo vanta, infatti, una presenza attestata nel territorio parmense sin dall’antichità. Nel corso del Medioevo la reputazione di quello raccolto in Val Baganza si consolidò, fino a raggiungere ambienti letterari e cortigiani. Il tartufo citato nel Canzoniere potrebbe quindi essere quello di Fragno, tutelato e promosso, dal 2007, da un apposito consorzio. Soltanto nel 1991 il Tuber uncinatum Chatin è stato formalmente riconosciuto come specie autonoma, identificata con il nome di Tartufo uncinato di Fragno. Tale riconoscimento ha rappresentato una svolta storica, consacrando Calestano quale patria di questa eccellenza micologica.

E proprio a Calestano è ospitato oggi, all’interno delle antiche prigioni, il Museo del Tartufo. Il percorso espositivo si divide in più sezioni: Il territorio, la ricerca, la botanica, il bosco, la tavola e, infine, una sala che ne racconta la storia, le tradizioni e le curiosità. La visita al Museo del Tartufo è concepita non solo come esperienza didattica, ma anche come percorso ludico e interattivo. Così come avviene in natura, il tartufo non si lascia trovare facilmente: per questo motivo lungo il percorso espositivo sono stati inseriti vari elementi “nascosti”, che i visitatori devono individuare servendosi di una speciale “mappa criptata”. L’obiettivo è stimolare la curiosità e trasformare la visita in una vera e propria “caccia al tartufo” all’interno del museo.

Nel Canzoniere la natura è continua fonte di immagini e il tartufo, nascosto sotto terra, ben si presta a diventare emblema di un amore segreto o di una verità interiore che il poeta insegue scavando dentro sé stesso. E Laura diventa preziosa e inaccessibile, invisibile ai sensi comuni, rivelata solo a chi ha la sensibilità per “scovarla”. L’amore per Laura può essere paragonato alla ricerca del tartufo, le cui caratteristiche olfattive e la natura ipogea lo rendono prezioso e accessibile a pochi. Ma ambito da tutti.