Cena Trimalchionis
Nell’immaginario collettivo creato dai romanzi e dai peplum cinematografici di inizio XX secolo, la cucina romana, o più precisamente quella relativa alla componente aristocratica dell’Urbe, si presenta come elemento di vistosità e di eccesso sfrenato per quel che riguarda le pietanze, come queste venivano servite e quale effetto sortivano sui commensali. In vero, ciò che può sembrare fantasia d’autore corrisponde per lo più alla realtà storica dei fatti; numerose testimonianze provenienti da frammenti di testi antichi o iscrizioni sembrerebbero confermare la teatralità e la fastosità dei convivi organizzati dall’élite patrizia in età imperiale. Nella società romana, infatti, il banchetto rappresentava una possibilità effettiva di ostentare agli invitati il livello di status economico e civile della persona attraverso la preparazione di vivande ricercate, fuori dall’ordinario. Alla condivisione del pasto, fattore in comune con la civiltà greca, si affiancò ben presto la volontà di competere con i membri della classe sociale d’appartenenza tramite gare di cucina, ordinando merci e pietanze dalle province più remote dell’impero e impiegando schiere di cuochi specializzati per la loro preparazione.

