La Fata Verde dall’Europa agli Stati Uniti

L’assenzio – il celebre distillato dal colore verde pallido noto come la Fée Verte (Fata Verde) – è molto più di una semplice bevanda alcolica: è un simbolo, un mito liquido, un distillato di inquietudine romantica. Nato come elisir terapeutico alla fine del Settecento, si impose nei decenni successivi come vera e propria icona della Belle Époque, adorato da artisti e poeti, temuto da moralisti e legislatori. La sua parabola è il riflesso affascinante di un’epoca convulsa, segnata dal desiderio di evasione, dall’estetismo, dalla trasformazione inesorabile della modernità.

Le origini dell’assenzio moderno si perdono tra leggenda e alambicchi. La tradizione attribuisce la ricetta originaria a Pierre Ordinaire, medico francese rifugiato in Svizzera, che nel 1792 avrebbe codificato un tonico a base di Artemisia absinthium, anice verde, issopo e altre erbe officinali. La formula, dopo essere passata per le mani delle sorelle Henriod, fu perfezionata e industrializzata da Henri-Louis Pernod, che nel 1805 fondò la Maison Pernod Fils a Pontarlier. Da qui il successo fu fulmineo: nel 1910 la Francia consumava oltre 36 milioni di litri di assenzio l’anno, a testimonianza di una fascinazione che travalicava le mode.

Bere assenzio non era un gesto banale. Si trattava di un rito, lento e ipnotico: l’acqua ghiacciata, fatta scivolare goccia a goccia da un’apposita fontanella su una zolletta di zucchero, colava nel bicchiere colmo del liquore, provocando la famosa louche, la torbida opalescenza lattiginosa che rende l’assenzio immediatamente riconoscibile. Questo rituale, sospeso tra chimica e teatro, fu ben presto eletto dalla bohème parigina a metafora del pensiero eccentrico.
Tra i suoi adepti si annoverano poeti come Charles Baudelaire, Paul Verlaine, Arthur Rimbaud, Oscar Wilde. I pittori – da Manet a Degas, da Van Gogh a Toulouse-Lautrec – lo celebrarono nei caffè del Quartiere Latino, lo distillarono nelle loro opere, ne fecero uno dei simboli del disincanto moderno. Celebre la tela di Edgar Degas L’Absinthe (1876), che ritrae una donna assorta, o forse dissolta, davanti al bicchiere verdognolo.

Ma la Fata Verde non era soltanto musa: era anche demone. Col suo profumo pungente d’anice e la sua reputazione sulfurea, attirò su di sé le ire dei moralisti e delle corporazioni vinicole, che la accusarono di fomentare l’alienazione, la degenerazione mentale, perfino l’omicidio. Il tujone, principio attivo contenuto nell’artemisia, fu indicato come causa di convulsioni, deliri, allucinazioni. Il caso più clamoroso fu l’omicidio Lanfray del 1905 in Svizzera, che divenne il casus belli per il bando dell’assenzio: due bicchieri consumati dal protagonista divennero, nella narrazione pubblica, responsabili di una strage familiare. Nel giro di pochi anni, l’assenzio fu vietato in Svizzera (1910), negli Stati Uniti (1912) e in Francia (1915), come un eretico al rogo della salute pubblica.

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