La Rivista di Cucina di Bohuslav Martinu

John B. Dancer nasce nel 1927, lo stesso anno nel quale a Parigi, durante i “ruggenti anni venti”, va in scena il Balletto Jazz La Revue de Cuisine di Bohuslav Martinů. A Roma in questo 1954 il Maestro Martinů, pur in non buone condizioni di salute, ci riceve quando ha saputo che lo vogliamo intervistare per il suo balletto e la suite per sei strumenti che ne ha ricavato. Musica e cucina hanno relazioni non frequenti e meritano di essere approfondite.

 

Gentile Maestro, sappiamo che lei, di origine ceca, nel 1923 si trasferisce a Parigi dove incontra Igor Stravinskij (1882 – 1971) e Arthur Honegger (1892 – 1955) sviluppando un grande interesse verso le idee dei poeti surrealisti e alla vocalità afro-americana e al jazz, in un periodo che in Italia questo stile musicale è osteggiato, anzi vietato dal dominante regime fascista. Solo ora in Italia iniziamo a conoscere le sue composizioni e tra queste La Revue de Cuisine, suite concertistica ma soprattutto un balletto sulla cucina, tema indubbiamente insolito e nel quale in una stretta integrazione di forma e trama dà priorità alla spinta narrativa rispetto allo sviluppo sinfonico tradizionale.

È inutile che le ricordi come arrivò a Parigi: qui si stanno vivendo i “ruggenti anni venti” favoriti da una grande espansione industriale, prosperità economica, voglia di vivere dopo i disastri della Prima Guerra Mondiale e che si manifestano nel cinema, letteratura, musica creando mode e determinando tendenze in ogni aspetto del costume e dell’arte del tempo, non ultima nella cucina. In poche parole siamo nel periodo nel quale, mentre Auguste Escoffier (1846 – 1835) codifica la Haute Cuisine con un consolidamento del suo stile raffinato organizzando il lavoro di brigata, le cucine regionali iniziano a emergere come parte della ricchezza gastronomica francese e si accettano cucine di altre parti del mondo portate da immigrati e da rifugiati. Nuovi modi di fare cucina che mi ispirano a comporre un balletto dando voce agli strumenti della cucina.

Un balletto è la sua composizione musicale, la prima credo per la cucina, ma come nasce e si articola?

Dovendo affrontare un nuovo genere musicale mi baso su una sceneggiatura di Jarmila Krõschlová, coreografa che interpreta la prima del balletto a Praga nel novembre del 1927. Un balletto in un atto in cui gli utensili da cucina prendono vita e si dedicano a un dramma romantico farsesco, della durata di circa quindici minuti, nel quale il mimo coreografico si mescola con elementi di danza, narrando l’intrigo amoroso di una coppia in crisi, una pentola e un coperchio, che cedono ai corteggiamenti e alle adulazioni di una frusta da cucina e di un canovaccio, mentre la scopa svolge un ruolo di arbitro. Una fantasiosa vicenda che si conclude con il ricongiungimento della coppia per l’intervento di un enorme piede che scaccia il coperchio, mentre frusta e canovaccio se ne vanno insieme. Nel balletto faccio danzare gli utensili da cucina in dieci numeri musicali (Prologue, Introduction, Danse du moulinet autour du caudron, Danse du chaudron et du couvercle, Tango, Duel, Entracte, Marche funebre, Danse radieuse, Fin du drame). Il balletto ritrae con umorismo utensili da cucina che si ribellano ai loro padroni umani in una narrazione satirica che fonde influenze neoclassiche e jazz, charleston e tango e che insieme evocano la caotica “rivista” della vita in cucina attraverso un’orchestrazione arguta e una vitalità ritmica. In seguito dal balletto ricavo una Suite in quattro movimenti per clarinetto, fagotto, tromba, violino, violoncello e pianoforte che nel gennaio del 1930 a Parigi ottiene un grande successo. Ma la cucina, nei “ruggenti anni venti” parigini non è la mia unica fonte d’ispirazione musicale.

Gentile maestro, a cosi si riferisce?

Non voglio tediarla, ma le ricordo che la vita culturale parigina degli anni Venti è fondamentale per l’evoluzione della musica e della cucina. È per questo che a Parigi Filippo Tommaso Marinetti (1876 – 1944) il 20 gennaio 1931, Comoedia pubblica il Manifesto della Cucina Futurista in quanto i due linguaggi, culinario e musicale, entrambi sperimentano e si cimentano in diversi generi cogliendo lo spirito modernista e cosmopolita di quella città. Io in altri balletti nella Parigi capitale della danza racconto una rivolta delle note musicali con elementi jazz e ritmi di danza, una storia esotica di Rudyard Kipling (1865 – 1936), uno spettacolo per marionette e il volo del tentativo fallito di due aviatori francesi di attraversare l’Atlantico poche settimane prima del volo di Lindbergh. A Parigi sono immerso in una dinamica scena musicale caratterizzata da una fusione di correnti artistiche diverse, tra cui ritmi jazz di espatriati americani, forme neoclassiche riportate in vita dai modernisti europei e produzioni sperimentali di balletto d’avanguardia, in modo simile a quanto sta avvenendo in cucina.

Ringraziandola di quanto mi ha detto, posso chiederle quale potrebbe essere un possibile nuovo incontro della cucina con la musica?

Nel 1940 a causa degli eventi bellici con mia moglie francese mi trasferisco negli Stati Uniti, nel New Jersey all’Università di Princeton dove insegno fino al 1943 nella cattedra di composizione, avendo l’occasione di vedere l’evoluzione dei film d’animazione (cartoni animati). Tra questi ultimi vi è Fantasia del 1940 prodotto da Walt Disney Productions, composto da otto segmenti animati impostati su brani di musica classica diretti – e in qualche caso arrangiati – da Leopold Stokowski della vicina New York, sette dei quali eseguiti dall’Orchestra di Filadelfia. Il cinema potrà essere una nuova strada d’incontro tra musica e cucina, ma come e quando non posso ora dire, se non ricordando che l’invenzione della pellicola cinematografica risale al 1885 e già il 28 dicembre 1895 i fratelli Louis e Auguste Lumière mostrano al pubblico del Gran Cafè del Boulevard des Capucines a Parigi un cortometraggio che presenta una colazione di una famiglia nella quale il marito imbocca il bambino e la madre beve un caffè. Il cinema è una preziosa vetrina delle abitudini alimentari con i suoi stili, opinioni, idee e ideologie, buone e cattive, spunti di pensieri, massime, aforismi che sono divenuti parte del linguaggio popolare. Attraverso il cinema il cibo e la cucina sono guardati non solo come simboli o segni che rinviano a un significato, ma attraverso i sensi vanno a definire le forme del racconto, del visibile, della materialità. Nei film la cucina, attraverso il visibile del cibo, può associarsi alla musica trasmettendo elementi significanti verso l’atto del mangiare e del bere.

Vi lasciamo un link in cui potete ascoltare alcuni momenti de La Revue de cuisine

L’immagine è tratta da: Music of Remembrance dove potete trovare altri momenti del balletto.