Le Menagier de Paris
Nei tempi antichi ma, a pensarci bene, nemmeno poi così tanto lontani, le donne non possedevano nessuna autonomia e dipendevano dal proprio padre e poi dal proprio marito. Non ricoprivano nessun ruolo sociale e non godevano di alcun prestigio economico. Erano considerate così poco fondamentali che la loro opinione non contava in nessun ambito.
In epoca medioevale l’unica opportunità per una dignitosa sopravvivenza era il matrimonio che solitamente era il risultato di un contratto tra potenti famiglie combinato per ampliare il dominio su un territorio, per aumentare il prestigio, per aumentare il potere economico e sociale di una casata. No, niente amore, niente romanticherie.
Le donne venivano promesse quando erano ancora bambine, se non addirittura in fasce, e si sposavano giovanissime, quasi ancora adolescenti. A suggellare il contratto matrimoniale la famiglia della sposa offriva una dote che per le nobili sposine poteva consistere addirittura in territori da annettere a quelli della famiglia del marito, mentre per quelle meno abbienti andava da un cospicuo apporto economico alle pentole di casa, in base alla condizione sociale delle famiglie che stipulavano il contratto matrimoniale. La dote era una preziosa merce di negoziazione, visto che le donne non partecipavano all’asse ereditario ed era poi gestita interamente dal marito.
Questa prassi era condivisa in ogni ambiente sociale.
Un esempio del modo in cui la moglie doveva comportarsi nei confronti del marito, le istruzioni su come gestire le mansioni domestiche, culinarie o quelle relative alla cura del proprio sposo, è un trattatello redatto tra il 1392 e il 1394 da un anziano borghese parigino che aveva sposato una giovane quindicenne di modesta famiglia. Le Menagier de Paris è un libro delicato che ha l’intenzione di essere di supporto a una ragazzina impreparata sulle cose di casa e un aiuto per tutte le giovani spose. Inoltre risponde a una richiesta precisa, proprio quella della moglie che rende manifesta la propria inesperienza all’anziano marito chiedendogli di insegnarle i propri doveri.
Così dall’incipit: “…poiché voi avete l’età di quindici anni e che mi avete pregato, nella settimana in cui ci siamo sposati, di risparmiarvi i vostri piccoli errori di servizio dovuti a ignoranza, e ciò fino a che voi non avrete imparato di più …”
Il manuale suggerisce norme comportamentali: “essere umili e obbedienti al proprio marito”, “essere curiosi e premurosi per la persona del marito”, “riprendere dolcemente il marito per i propri errori”, ma anche suggerimenti sulla cura del giardino, sulla caccia con i rapaci, sulla vita in campagna e sull’acquisto dei cavalli. Una particolare attenzione il nostro anziano signore la dedica alla cucina, alla cottura degli alimenti, alle ricette, ma anche allo stare a tavola e al saper organizzare pranzi e cene. Le ricette sono riprese dal Viandier di Taillevent e anche da altre fonti.
Il Menagier è un trattato corposo che conta 380 ricette e in cui vi sono addirittura consigli sugli acquisti da fare a Parigi:
“il manzo si compra presso la Porte de Paris al Grand Chatelet, un surloin costa tre centesimi, i vini di Borgogna si trovano alla Place de Grève…”
ed è il primo libro che non si rivolge a degli addetti ai lavori ma direttamente alla padrona di casa.
Il Menagier de Paris venne stampato nel 1846 da Jerome Pichon con il titolo Le Ménagier de Paris. Traité de morale et d’économie domestique composé vers 1393 par un Parisien pour l’éducation de sa femme per la Società dei Bibliofili francesi.
Per approfondire: Frankwalt Mohren, il Libro de la Cocina. Un ricettario tra oriente e Occidente, Heidelberg, University Publishing, 2016

