Hannah Glasse

Quando pensiamo alla cucina americana, spesso ci vengono in mente hamburger, hot dog e pietanze abbondanti di grassi e salse. Ma dietro questa immagine stereotipata si cela una storia di influenze e adattamenti culinari che hanno reso gli Stati Uniti un crogiolo di cucine variegate e gustose. E uno degli artefici segreti di questa trasformazione? Niente di meno che una donna britannica: Hannah Glasse.

Nel bel mezzo del XVIII secolo, mentre gli americani stavano ancora scalfendo la loro strada attraverso la wilderness, Hannah Glasse stava rivoluzionando le cucine britanniche con il suo libro The Art of Cookery Made Plain and Easy. Nonostante fosse una donna dell’epoca della borghesia, le sue ricette accessibili e istruzioni chiare avevano un appeal trasversale, attraversando l’Atlantico e facendo breccia nel cuore e nelle pentole degli americani coloniali. Crediamo che il successo del libro fosse anche dovuto alle memorie, al bisogno di ancorarsi all’Europa e alla terra natia. Insomma non si scaldavano solo i cibi con quelle ricette e suggerimenti ma anche i cuori di chi cucinava.

Firma di Hannah Glasse in cima al primo capitolo della sesta edizione (1758)

Immaginate una giovane famiglia coloniale, appena atterrata su queste nuove terre selvagge, desiderosa di nutrirsi e di rinfrescare il proprio palato con sapori familiari. Ecco che entra in gioco Hannah Glasse, armata di ricette per minestre, stufati e torte che, nonostante la distanza dall’Inghilterra, erano sorprendentemente adattabili ai prodotti locali. Sì, perché se c’è una cosa che gli americani hanno sempre saputo fare bene, è stata quella di adattare le ricette straniere ai loro ingredienti locali.

Ma non si tratta solo di ingredienti e tecniche di cottura. Glasse ha offerto ai coloni americani una guida pratica su come conservare gli alimenti, una competenza essenziale quando si vive in un ambiente selvaggio con una gamma risicata di fornitori. Le sue istruzioni per la preparazione di conserve e sottaceti erano come una guida di sopravvivenza per coloro che cercavano di affrontare gli inverni rigidi e le scorte alimentari limitate.

E poi c’è il fatto culturale. The Art of Cookery Made Plain and Easy non era solo un libro di ricette, ma un punto di riferimento per molte famiglie coloniali, una sorta di bibbia culinaria per gli aspiranti chef d’oltreoceano. Così, mentre gli americani stavano cercando di definire la propria identità nazionale, la cucina di Glasse contribuiva a unificare i gusti e le tradizioni culinarie in tutte le colonie.

Altra caratteristica del libro di Glasse è la semplicità. Come faceva notare Henry Wansey nel 1794 gli americani, per quanto si fermassero a scambiare due chiacchiere mangiando, prediligevano pranzi sbrigativi per dedicarsi subito al lavoro perchè “gli americani conoscono il valore del tempo troppo bene per sprecarlo a tavola.” E anche i cuochi per velocizzare le ricette e quindi i preparati utilizzavano misurazioni composte da tazze e cucchiai esulando dall’uso della bilancia. Interessante notare come il desiderio americano di velocità nella preparazione e nel consumo del cibo è stato pioniere dei cuochi dietro ogni pasto fast food.

La semplicità, dunque, come si diceva, si ritrova in ogni termine del volume di Hannah Glasse che, di proposito, evita i vocaboli troppo tecnici sostituendoli con frasi più riconoscibili da tutti, semplificando, dove fossero troppo macchinosi, i passaggi delle ricette.

Quindi, sì, possiamo ringraziare una donna britannica del XVIII secolo per aver reso la cucina americana un po’ più saporita. E mentre possiamo scherzare sul fatto che la cucina americana non è poi così male, dobbiamo riconoscere che senza l’influenza di Hannah Glasse, potremmo ancora essere lì a mangiare biscotti secchi e carne lessa.

Quindi, al prossimo pranzo, alziamo il bicchiere a Hannah Glasse, la donna che ha reso la cucina americana un po’ più “plain and easy” e un po’ più deliziosa. Cheers!