Tutto cominciò dal Nadalin
Il famoso Pandoro di Verona è nato soltanto sul finire del 1800. Lo inventò il pasticcere Domenico Melegatti e la successiva produzione industriale, oltre alla indubbia bontà, l’ha fatto diventare un successo internazionale, assieme al panettone di Milano. Molti veronesi “de soca” (autentici) preferiscono però il “Nadalin”, che del moderno pandoro di Verona è sicuramente l’antenato.
Il Nadalin è un dolce medievale creato intorno alla metà del XIII secolo per festeggiare il primo Natale dopo l’investitura dei nobili Della Scala (o Scaligeri) divenuti Signori di Verona. Vollero un dolce speciale, ricco e suntuoso, che richiamasse la tradizione del “pan de oro” veneziano, ma adattandolo a importante simbolo. Ne nacque un dolce compatto, non troppo lievitato, arricchito da mandorle e pinoli, con una forma di stella a otto punte in onore delle otto famiglie principali della città.
Nonostante le nobili origini, nel tempo divenne un dolce preparato anche nelle case veronesi del popolo, diventando un classico della tradizione familiare sempre accompagnato da un calice di Recioto della Valpolicella, un vino le cui origini etimologiche potrebbero essere diverse, ma io propendo per la più probabile: la parola dialettale “recia” (orecchio) che indica la parte superiore del grappolo, quella più matura e dolce, che si seleziona durante la prima vendemmia per l’appassimento.
Mai diventato un prodotto industriale, il Nadalin resta un dolce classico prodotto artigianalmente soltanto a Verona e dintorni, che nel 2012 ha ottenuto la De.Co. (Denominazione Comunale) ad attestarne l’origine geografica e la qualità.
Il maggiore successo commerciale ottenuto dall’antico dolce è stato forse quello di ispirare Giovanni Battista Perbellini (antenato di Giancarlo Perbellini, noto chef stellato), pasticciere della bottega di droghiere che Melegatti aveva al centro di Verona. L’idea fu quella di ammorbidire l’impasto arricchendone il sapore, con più uova, zucchero e burro. Questo nuovo dolce lievitava molto di più rispetto al Nadalin, ecco allora l’esigenza di creare un nuovo stampo più capiente, ma che mantenesse la forma originaria a otto punte. Così il 14 ottobre del 1884 Domenico Melegatti fu in grado di brevettare il nuovo dolce presso il Ministero di Agricoltura e Commercio del Regno d’Italia. Quello stampo a otto punte e quella forma a piramide tronca divennero rapidamente famosi, tanto da indurre il patron Melegatti a lanciare un concorso “impossibile”: avrebbe premiato con mille lire (che erano parecchi soldi) chi fosse riuscito a replicare esattamente la ricetta del suo pandoro. Niente da fare, nessuno ci riuscì.
Ma tutto cominciò dal Nadalin, allora se avete voglia di provare a farlo ecco la ricetta.
Per fare un Nadalin di circa un chilogrammo, iniziate la preparazione ammorbidendo 200 gr. di burro. Impastate 3 uova con 500 gr. di farina, il burro ammorbidito, 150 gr. di zucchero, il succo di mezzo limone e 20 gr. di lievito di birra, completando il tutto con una presa di sale e un odore di vaniglia. Se necessario aggiungete qualche cucchiaio di latte per rendere più morbido l’impasto. Mettete l’impasto in una terrina abbastanza grande, coprite con un panno e lasciate lievitare in un luogo caldo per circa 3 ore, fino al raddoppio della pasta.
Sistemate in uno stampo imburrato (gli stampi per Nadalin a stella 8 punte, anche monouso, si trovano in vendita online), ricoprite la parte superiore con pinoli e mandorle, dopo averla inumidita con una leggera pennellata di burro. Infornate per 40/45 minuti nel forno preriscaldato a 180 gradi. A fine cottura, ricoprite con un’abbondante spolverata di zucchero a velo.

